giovedì 13 giugno 2013

Come controllare l'aggressività tra cani

L’aggressività nei confronti degli altri cani è chiamata “aggressività intraspecifica”, ossia tra soggetti della stessa specie. Può essere diretta a cani appartenenti alla stessa famiglia o a cani sconosciuti. Il caso che viene descritto fa parte del secondo gruppo, che è anche il comportamento più frequente. In generale, i conflitti sono meno dannosi, di quelli tra “familiari” e interessano in prevalenza cani maschi. L’aggressività fra cani diventa generalmente evidente al momento della maturità sociale (diversa da quella sessuale) che avviene in un periodo compreso tra i 18 e i 24 mesi,quando cominciano le prime sfide per l’affermazione del proprio status sociale. È possibile che alla base delle manifestazioni aggressive di Pallino ci siano due componenti: una forma di paura dovuta al trauma subito e una componente legata alla maturità sociale e sessuale (infatti non aggredisce le femmine). E lo dimostra il fatto che se prima, quando era più giovane, aveva paura adesso reagisce aggredendo gli altri cani, riuscendo in questo modo ad allontanare la “fonte” della sua paura. Il cane ha imparato così che con la reazione aggressiva ottiene qualcosa e tenderà a ripetere lo stesso comportamento in situazioni simili. L’atteggiamento più corretto, da tenere in questi casi, è quello di cercare di prevenire gli incontri troppo ravvicinati con altri cani, magari cercando di capire se c’è una distanza di “sicurezza” che rende Pallino più tranquillo. In questo caso quando questo si verifica si potrebbe premiare il cane con qualcosa di buono (per essere stato tranquillo senza forzature) e poi allontanarsi dall’altro cane. Questa distanza potrebbe essere gradualmente ridotta con molta attenzione e in modo molto lento. Ma se proprio l’incontro ravvicinato dovesse essere inevitabile, meglio allontanarsi il più presto possibile, ignorando il comportamento di Pallino, anche se inizia a agitarsi e ringhiare e senza tentare di farlo tacere se abbaia. Ma la cosa che consigliamo in casi piuttosto gravi come questo è comunque di rivolgersi a un veterinario comportamentista per una diagnosi del problema.

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